martedì 10 marzo 2015

Recensione - I giorni oscuri

Pensate ad una parte del corpo, una qualsiasi. Ecco, sicuramente mi fa male.

Ma dopo questa felice introduzione e più di una settimana di assenza eccomi qui a parlare di un libro che, cavoletti di Bruxelles!, mi aspettavo mi avrebbe lasciato molto di più.

Titolo: I giorni oscuri
Autore: Manel Loureiro
Prezzo: 10,00
Editore: Tea
Trama: Sono rimasti in quattro: Viktor Pritchenko, l’indomito pilota d’elicotteri ucraino; suor Cecilia, la tenace e abile infermiera; Lucía, la bellissima e impulsiva adolescente; e lui, il giovane avvocato che ha raccontato l’Apocalisse Z su Internet. Almeno fino a quando c’è stata Internet. Adesso, mentre sorvolano la Spagna e l’Africa settentrionale, hanno la prova che la civiltà, come la conoscevano, è davvero finita. Ovunque. L’unica speranza sono le Canarie che, in base alle poche notizie disponibili, sono state risparmiate dall’epidemia che ha trasformato gli uomini in zombie.






Anche in un mondo dominato dagli zombie, i veri nemici dell'umanità sono i vivi...

Ecco a voi “I giorni oscuri”, secondo capitolo della serie Apocalisse Z di cui vi ho già recensito il primo volume con tanto entusiasmo (QUI) e che aspettavo ardentemente di avere un po’ di tempo per riuscire a leggere. Perché questo libro mi ha delusa? Semplicissimo: è dannatamente lento. Si tratta di un difetto che avevo riscontrato ance nel primo volume ma che speravo essere dato dal titolo di romanzo d’esordio di Loureiro e non da una vera e propria carenza dello scrittore…
Le prime duecento pagine rappresentano la novità, lo slegarsi di faccende piuttosto intricate e delle scene di suspance in cui ci aveva lasciato il primo volume, ed in fatti sono estremamente scorrevoli e piacevoli da leggere. Dopo quelle però ci si arena nella valle della noia, le scene raccontate cominciano ad essere per lo più superflue, vengono introdotti e descritti personaggi inutili ai fini della trama e che, per di più vedremo morire poche scene dopo.
Tutta l’azione l’adrenalina del primo libro si perdono per sostituirsi con la placida monotonia del “uh, ci sono zombie, *spara spara*, fiuuu, per un pelo!”. Se prima ci trovavamo in continuazione in situazioni di incertezza e la morte poteva sopraggiungere da un momento all’altro, qui non c’è quasi nulla che a me personalmente sia risultato inaspettato. Avevo il presentimento di dove si sarebbe andati a parare ancora prima di sorbirmi un intero capitolo.
Un’altra scelta che non ho apprezzato è stata quella di aggiungere diversi POV mantenendo in prima persona solo quello principale, questo continuo scambio di registri narrativi da quasi l’idea che Loureiro non sapesse come scrivere e abbia provato un po’ di tutto. Per di più è palesemente null’altro che un escamotage per allungare il tutto, interi capitoli descrittivi non avevano alcun senso dell’utilità e, per farvi un esempio, vi è addirittura un capitolo dal POV di uno zombie (vi ricordo che non siamo in Warm Bodies, qui gli zombie sono creature senza alcuna capacità cognitiva) che è risultato talmente inutile da farmi credere che fosse uno scherzo.
A causa di questo eccessivo e palese tentativo di arrivare a quattrocento pagine (che è stato ciò che mi ha fatto passare un mese intero della mia vita sul romanzo) la voglia di prenderlo in mano ogni volta diminuiva.
Ma come sempre bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, lo stile di scrittura è semplice e fluido, perciò anche se lunga e noiosa la lettura non risulta di difficile comprensione o pesante, in più ormai mi sembra di aver captato lo stile di Lourerio, verso la metà del libro finisce sempre per arenarsi (cosa successa anche nel primo volume) per poi riprendere a dare interesse alla vicenda verso la fine. Infatti le ultime settanta pagine sono quelle che ho divorato con la velocità con la quale avrei mangiato una caramella, hanno rinnovato il mio interesse nel leggere il volume seguente e si è rivelata per l’ennesima volta fondata la mia convinzione che l’idea di base, per quanto ripetitiva, sia ottima.
Altro complimento che mi sento di fare a Lourerio riguarda il suo studio della psicologia umana, trovo che sia stata geniale l’idea di inserire un principio di guerra civile tra i sopravvissuti all’apocalisse in quanto è esattamente così che l’essere umano agirebbe. Siamo talmente legati al nostro sistema politico e alle nostre abitudini che se vedessimo tutto crollare esse sarebbero la cosa a cui ci aggrapperemmo più saldamente, questo ovviamente porterebbe divisioni sociali anche all’interno di un gruppo ristretto e finirebbe per generare sospetti, insicurezze, fino a fomentare rivolte e vere e proprie guerre in nome di una politica che ormai nemmeno esiste più.
Ritengo quindi che le considerazioni dello scrittore siano più che giuste e che le situazioni che si vengono a creare nella città dei sopravvissuti siano studiate e realistiche.




In conclusione non me la sento di consigliare questo romanzo, la lentezza lo rende davvero troppo da digerire nonostante io ritenga che sarebbe davvero un peccato perdersi questa serie… in definitiva consiglio di leggere il primo volume e di decidere solo di conseguenza, questo secondo romanzo avrebbe tranquillamente potuto essere saltato senza che nessuno sentisse la sua mancanza.

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