domenica 29 marzo 2015

Diario di Miss Misantropia #6 - "Tesoooro! Ho fatto la spesa!"

Benvenuti, dopo tanto tempo, a questa speciale puntata del diario personale di Miss Misantropia, ho deciso di sfruttare questa rubrica, nella quale mi sono data la possibilità di parlarvi di tutto, anche per introdurvi saltuariamente le mie new entries più in vista. In realtà, da quanto sono tornata attiva sul blog, moltissimi libri si sono aggiunti ai miei scaffali, tanto che ho comprato dei ferma libri e cominciato ad usare come scaffale anche il tetto della libreria... non so come fare col trasloco che abbiamo in atto! *sigh*
BUT! non sono qui per parlare di questo, sono qui per mostrarvi il motivo per cui io accetto di andare a fare spesa con mia madre. Al supermercato c'è sempre una sezione più interessante delle altre... *evil laugh*
By the way da ora in poi nelle new entries vi mostrerò anche i DVD da me arraffati, è una cosa che non ho mai fatto perché prima sul blog non parlavo di film, ma sono una mia grande passione e mi piacerebbe farla diventare una parte fissa di questo mio piccolo angolino virtuale in modo da dividerla con voi... (e voi non lo sapete ma in realtà uno degli scaffali della mia libreria è adibito a videoteca ed è stra pieno di DVD... *shhh* let's keep it a secret!).



  • La saga di The Giver - Lois Lowry, Ho sentito parlare di questa "nuova" (più che altro è il film che è nuovo, la prima edizione risale al 1993...) saga distopica della Lowry e, nonostante mi abbia sempre interessato, non ho mai avuto modo di avvicinarmici molto in quanto nelle librerie non è mai stata proprio in prima fila... e magari anche se l'adocchiavo avevo altri oggetti della mia WL da smaltire. Ieri finalmente sono riuscita a procurarmi tutti e quattro i capitoli della saga e non vedo l'ora di cominciarla! Ho troppe serie che possiedo per intero e non ho ancora toccato... (The Maze Runner, *sigh*) Ho solo un appunto da fare, non odiate anche voi quando all'uscita del film la casa editrice fa una nuova edizione del libro ma fa uscire solo il primo volume? Rendendo la prima edizione praticamente irreperibile? E' una cosa che non sopporto! Guardate la differenza tra gli ultimi tre capitoli e il primo! INGUARDABILE.
  • Serlock - BBC, Conoscendomi saprete che quando amo una cosa il mio tradizionalismo non ha limiti... ma questo è il mio periodo delle prime volte e vista la mia sconfinata passione per Sherlock Holmes... mi sono buttata. Amo le serie TV, ne seguo almeno una ventina, ma non amo troppo gli adattamenti perché rischiano di stravolgere troppo ciò a cui sono abituata. Amo la saga originale di Conan Doyle ma l'ultima serie TV che ho visto che ne traeva spunto mi ha delusa moltissimo. Elemantary, dove Watson e Moriarty sono donne, per dirne una. Così spero che questa serie TV sia invevce in grado di colmare il grande vuoto nel mio cuoricino e di ridarmi un po' del mio amatissimo Holmes!
  • Trascendence - Wally Pfister, Come la maggior parte della popolazione mondiale io provo un amore sconfinato verso Johnny Depp, ma credo sia normale visto che sono cresciuta Pirates of Carrabean e lo guardo praticamente una volta al mese di rito. Quindi non potevo perdermi il suo ultimo capolavoro dove per una volta il mio regista preferito in assoluto molla l'osso e non dirige nulla. Esatto gente, stavolta niente Tim Burton, staremo a vedere...
  • Moulin Rouge - Baz Luhrman, "Ma come? Dici di essere un'appassionata di film e non hai ancora visto Moulin Rouge!?" Esatto. Purtroppo è un capitolo che mi manca della storia della cinematografia, ma sono decisissima a recuperarlo. Amo il tratto registico di Baz Luhrman, così teatrale, sfarzoso, esagerato, calcato. L'ho amato e l'ho trovato perfetto per l'ultima trasposizione di The Great Gatsby, e non vedo l'ora di scoprire questo meraviglioso classico. E poi... io vado letteralmente fuori di testa per i musical. 
  • Sin City: Una donna per cui uccidere -Frank Miller & Robert Rodriguez, Che dire, ho scelto di puntare su questo film perché m'incuriosiva non poco, ne avevo sentito parlare molto anche se purtroppo non sempre bene... L'ho già visto, ieri sera, il mese prossimo ci scriverò sopra una puntata di Cineopinioni. Non è stato terribile ma non posso dire che mia sia piaciuto come mi aspettavo, o che mi sia entrato nel cuore, non ho mai letto la Graphic Novel e non ho mai visto il primo film... quindi questo capitolo mi è sembrato quasi totalmente privo di senso. Ma comunque approfondirò la cosa il mese prossimo.
Allora, miei lettori, avete visto uno di questi film o letto questi libri? Li conoscete? Che ne pensate?

venerdì 27 marzo 2015

Monthly Recap #5 - Marzo, Manga, manga e ancora manga!

Eccoci qua con la stranissima puntata di "Monthly Recap" del mese di marzo, dove dovrei mostrarvi tutte le mie letture, dare una mia piccola opinione per ciascuna di esse, blaterare un po' su qualcosa a mio piacimento e cercare di fare tutto ciò con una parvenza di serietà! Questo mese zampilla di novità letterarie per la sottoscritta: se mi seguite da un po' saprete che ho sempre snobbato i manga, non dico che li detestavo, perché non li conoscevo... più che altro non mi ci volevo proprio avvicinare (e nemmeno agli anime, se è per questo). Ma dopo aver avuto una profonda conversazione con una delle mie migliori amiche durante la quale lei e il suo ragazzo mi hanno trascinata in una fumetteria, ho deciso di chiudere a chiave il cassetto dei pregiudizi e provarci. Ho deciso di cominciare con una delle saghe di manga più famose e chiacchierate in questo periodo, non tanto perché io ami la roba che è sulla cresta dell'onda quanto perché, vista la mia totale ignoranza in materia, non ne conoscevo altre. Considerato che mi aspettavo che avrei buttato il volume dalla finestra dopo le prime tre pagine, ho deciso che sarebbe stato salutare per tutti che io non comprassi i volumi cartacei. Mi sono quindi procurata la copia digitale e ho cominciato questa nuova avventura in compagnia del mio PC.

  • Death Note: volumi 1, 2 e 3 - Tsugumi Ohba & Takashi Obata, Ammetto di essere ancora combattuta sul se fare o no la recensione di questi manga, un po' per il semplice motivo che è il primo che leggo in vita mia dopo una vita passata a snobbarli, un po' perché (corollario della condizione precedente) non so assolutamente nulla a riguardo. Non posso parlare dei disegni perché non ho esperienza per compararli, e esprimermi su qualcosa che non conosco mi dà sempre fastidio.




  • Death Note: volumi 4, 5 e 6 - Tsugumi Ohba & Takashi Obata, Bene, che dire, dal fatto che ne ho letti sei in meno di una settimana penso si denoti che questa serie mi ha particolarmente catturata, la trama è avvincente, piena di colpi di scena all'ultimo minuto. Davvero la storia che fa per me! Questi tre volumi per ora sono stati i più noiosi... gli ultimi due in particolare. E' successa una cosa che ha cambiato le carte in tavola e ora il mio discutibile interesse verso un fictional character potrebbe seriamente essere compromesso. Inutile dire che continuerò a leggerli e che ho una viscerale paura di ossessionarmi a questa storia... salvatemi!


Allora, miei adorati lettori, voi conoscete la serie di Death Note? Che ne pensate? Vi piacerebbe che ne facessi la recensione? E, soprattutto, voi leggete manga?

giovedì 26 marzo 2015

Recensione - 13

Ed eccoci qui con l’ultima recensione del mese, e probabilmente il blog si troverà a corto di recensioni  il mese prossimo in quanto sono ancora alle prime 400 pagine su 1000 del volume che ho in mano al momento quindi… godetevela più che potete!

Titolo: 13
Autore: Jay Asher
Prezzo: 7,50
Editore: Mondadori
Trama: Clay Jensen torna a casa da scuola e davanti alla porta trova un pacchetto indirizzato a lui senza mittente. Dentro ci sono sette cassette numerate con dello smalto blu. Clay comincia ad ascoltare: le ha registrate Hannah Baker, la ragazza di cui Clay è innamorato da sempre. La stessa ragazza che si è suicidata due settimane prima. Hannah ha registrato tredici storie, una per ogni persona che in un modo o nell'altro l'ha spinta verso la decisione di togliersi la vita. Ma lui cosa c'entra? Per tutta la notte, guidato dalla voce di Hannah, Clay ripercorre gli episodi e i luoghi che hanno segnato la vita della ragazza e che come tante piccole palle di neve si sono accumulati fino a divenire una valanga incontrollabile.



Sono 13 innocenti, fino a quando schiacciano play.


Allora, di questo libro mi avete già sentito parlare quando ne ho fatto una breve analisi nel Monthly Recap e, onestamente, non saprei nemmeno cosa aggiungervi. Mi è piaciuto? Sì. Tanto da rimanermi impresso? Nì… Ho sentito tessere le lodi di questo libro per anni e l’ho bramato in libreria per altrettanto tempo, finché un misterioso sconosciuto, dopo una lunga conversazione letteraria in cui mi ha rivelato che si trattava del suo libro preferito, me l’ha inviato per e-mail in modo da permettermi di leggerlo gratuitamente in PDF sul cellulare. Lo so che fa molto serie tv americana… ma non scherzo, è andata davvero così, ho avuto questo libro dalle mani di qualcuno che non conosco e con cui non ho mai parlato né prima né dopo quell’episodio. Assurdo, ma sorvoliamo. La trama mi interessava particolarmente, sono molto affine a questo tipo di Young Adult drammatico e spesso sono i miei libri preferiti per staccare tra una lettura pesante e l’altra..  Mi è piaciuto che lo scrittore abbia deciso di far parlare per la maggior parte del tempo una ragazza, soprattutto su un tema delicato come ciò che l’ha portata al suicidio, bisogna avere una conoscenza profonda della psicologia adolescenziale e di quella femminile per riuscirci. Il libro è praticamente tutto ambientato nell’arco di una notte, e le ambientazioni non sono mai descritte visto che la cittadina è vuota e scura, anche se il nostro protagonista gira in lungo e in largo lo stile di ambientazione rimane quello, ed è una scelta che mi è piaciuta in quanto aiuta il lettore a concentrarsi sulle vicende raccontate da Hanna piuttosto che su ciò che sta vivendo il protagonista, la cui storia fa solo da cornice all’unione dei vari racconti della giovane ragazza. In un certo senso, il modo in cui l’unione delle storie è stata gestita e il modo in cui la cornice riesce ad essere uno sfondo adatto ed immersivo  mi ricorda la struttura delle opere narrative dell’Italia trecentesca (anche se non mi azzarderei mai a paragonare queste due cose in ambito ti tematiche e di stile).


“A lot of you cared, just not enough.”

Ad ogni modo continuo imperterrita a tessere le lodi del romanzo, quindi… cosa non mi è piaciuto? Beh, ammetto di non riuscire ad avere nemmeno un briciolo di sintonia con Hanna. Io non vado d’accordo con le persone moralmente afflitte, con le persone deboli che hanno bisogno di essere tirate su, con coloro che abbandonano tutto. Perché io sono il completo opposto, nonostante la vita privata che mi ritrovo non mi lamento mai, ne colgo le parti positive, mi miglioro, mi impedisco di cedere. Le motivazioni di Hanna per il suicidio mi sono sembrati fiocchi di neve, che avrebbero potuto sciogliersi ancora prima di arrivare a terra. Mi è sembrata debole, rassegnata, incapace, e so che questa volta si tratta solo di una percezione soggettiva ma non sono riuscita a provare compassione e dispiacere per lei, ho provato solo puro disprezzo per una ragazzina incapace di gestire l’umiliazione pubblica. Perché fondamentalmente, anche se ci sono tante storie dietro, è per questo che si è tolta la vita. Scusate ma mi è sembrato troppo poco, io sono il tipo di persona che perdonerebbe un omicidio ma condanna sempre un suicidio.

“But you can't get away from yourself. You can't decide not to see yourself anymore. You can't decide to turn off the noise in your head.”

Spulciando tra le varie recensioni sul web, comunque, ho scoperto di non essere l’unica pensarla così, le ragioni che ci vengono date per la scelta di Hanna non sono abbastanza. O era una ragazza talmente debole da spezzarsi con una pinghella o le sue motivazioni non sono state spiegate in modo abbastanza introspettivo da giungere al lettore.
Un’altra cosa non mi è piaciuta affatto, perché quasi interamente insensata, per far in modo che il nostro protagonista non fosse un cattivone e non farci pesare anche i suoi sensi di colpa, il nostro amato scrittore a trovato un escamotage piuttosto banale che non mi è piaciuto, non mi ha fatta sentire sollevata o emozionata. Ovviamente non ve ne posso parlare in quanto sarebbe uno spoiler…  in ogni caso avrei preferito che anche lui avesse rancori, come tutti gli altri, avrebbe avuto più senso e noi avremmo visto la faccenda con gli occhi di qualcuno che ne era DAVVERO coinvolto.




In conclusione il libro è molto carino e scritto bene, una lettura leggera che, per chi non è cinico come me, farà riflettere molto sul significato della vita, della fiducia e del destino. Non cambia la vita a nessuno ma lo consiglio per delle serate solitarie.

sabato 21 marzo 2015

Cineopinioni - Film & Serie Tv #1, INSURGENT


Do' a tutti il benvenuto a questa nuova rubrica riguardante film e serie Tv. Nel caso vi steste chiedendo cosa centra Stitch con il banner della rubrica... beh, nulla, amo quella foto e basta. Vi avevo detto tempo fa che una cosa del genere si sarebbe fatta viva, stavo solo aspettando il momento giusto e, visto che di Mockingjay hanno parlato praticamente TUTTI, ho deciso di aspettare fino all'uscita di Insurgent!
Locandina del film
Per quanto riguarda i libri non credo di aver mai espresso la mia completa opinione, nemmeno nella recensione... si trattava infatti di una recensione piuttosto a caldo, non avevo avuto il tempo di decifrare ciò che avevo letto. Ora che ho riletto alcune piccole parti e ne ho visto ben due film sono piuttosto sicura di ciò che penso su questa saga, e non ho alcun problema morale ad ammetterlo: non è assolutamente questa gran meraviglia. Ora, prima che voi tutti vi accaniate su di me, mi piacerebbe spiegarvi perché. Il primo libro mi ha catturata al punto che li ho divorato tutti e tre nel giro di una settimana, ma se il primo libro rappresentava la novità e la scoperta, gli altri sono stati via via una delusione. Divergent è una saga che punta sul cercare di sviare l'attenzione del lettore dallo stile, in quanto Veronica Roth non sa scrivere. O almeno non ha idea di cosa stia scrivendo. Il libro è scritto in una prima persona meccanica e personalmente di pessimo gusto: "Io vado là. Io faccio quello. Mi dicono questo.", le descrizioni sono praticamente inesistenti, tanto che l'edificio base dei Candidi io nemmeno riuscivo a immaginarlo
Copertina del libro
nella mia testa viste le descrizioni così rare (e, quando presenti, molto confuse). I personaggi non sono nulla di speciale, anzi non sono. Fine della storia. Molti mi parlano di Tris come un personaggio che cresce, ma onestamente non credo proprio sia così, Tris non cambia affatto, all'inizio è talmente coraggiosa ed altruista da saltare da un treno insieme a Christina e fidarsi di Quattro nonostante non lo conosca e alla fine è talmente coraggiosa e altruista da rischiare la vita non solo per le persone che ama ma per tutta la popolazione. Beh? Dov'è il grande cambiamento? La guerra non l'ha toccata, non l'ha cambiata rendendola riflessiva, mettendola davanti al fatto che le persone muoiono per molto poco ed è facilissimo gettare tutto per nulla... no, lei va a consegnarsi come nulla fosse senza pensare che potrebbe essere un ultimatum fasullo e fa SOLO cose del genere, per il corso di tutti e tre i libri. Gli intrepidi sono coraggiosi, sì, ma Veronica ha dimenticato che tra coraggio e stupidità il confine è molto sottile, il fatto che
Tris si butti nelle situazioni senza un piano, senza considerare che se muore sarà Quattro da solo a dover controllare la rivolta, beh, non è coraggioso: è stupido.
Shailene Woodley e Theo
James, rispettivamente
Tris e Quattro
Per non parlare poi di tutti gli altri grandiosi personaggi, Tobias non ha un minimo di spessore, se nel primo era un allenatore freddo e distaccato che teneva per sé i suoi demoni interiori, in questo secondo volume sembra un cagnolino pronto ad inseguire la sua amata fino alla morte, fregandosene della popolazione che si fida di lui. Nel terzo invece sembrerà una neo-adolescente mestruata con bassa autostima, avrà attacchi isterici, di gelosia, non si capirà mai quello che vuole e si arrabbierà per nulla. La prova fatidica che la scrittrice non è poi questo gran talento (e credetemi, non sapete quanto mi dispiaccia doverlo dire) si ha con Allegiant, quando compare il doppio POV e leggendo non si riescono a distinguere i pensieri dei due personaggi dal tanto che sono uguali e piatti.
Lo sviluppo della storia, che all'inizio era così intricata ed accattivante, diventa banale al punto da dare fastidio. I cattivi non hanno motivo di esserlo, sono spiccicati lì perché ce n'era bisogno, l'unico di loro che avrebbe potuto essere interessante era Marcus, ma è stato etichettato male fin dall'inizio e, come dicevo prima, la scrittrice non sa far evolvere i personaggi, quindi non c'era speranza di riuscire a capirne la psicologia. Anche i buoni non sono da meno, sono soltanto personaggi di passaggio che
non servono a nulla e che dimentichiamo in due secondi (Uriah, sto parlando di te).
Ed ecco a voi Caleb (Ansel Elgort)
il personaggio che, sia nei libri che
nei film, tutti dimenticano
Comunque mi farebbe più che piacere lasciarvi un commento sui romanzi da parte di Marco del canale Galassia Cartacea, che la pensa esattamente come me ma è in grado di spiegarsi molto meglio! (Ecco QUI il suo video). A differenza sua io ho apprezzato il finale, non l'ho trovato "commerciale" o "sbrigativo", certo, ciò che non mi è piaciuto è che la storyline di moltissimi personaggi (Caleb in primis) non solo per quasi tutti i romanzi non ha avuto spessore, ma così non ha avuto nemmeno fine. Comunque sapete, visto il mio poco amore verso il finale di Mockingjay che preferisco una fine realistica piuttosto che un happy-ending campato in aria. In conclusione ci sono fin troppe cose che non ricordo e fin troppi particolari che, per recensire in maniera obbiettiva, dovrei rileggere. Quindi per me guardare questo film è stato strano. Avete presente quanto fate lo stesso sogno per varie notti di fila e cambia solo qualche particolare? Ecco, nonostante avessi letto i libri ho avuto per tutta la durata della pellicola la sensazione di conoscere la storia senza tuttavia avere idea di cosa stessi guardando.
Come vi ho accennato in una puntata di Miss Misantropia l'anno scorso, per me Divergent era stato un enorme delusione, un film con scene inutili che non avevano né capo né coda, per esempio il finale per me è stato comico (SPOILER: Cioè, la donna più malvagia di tutti i tempi che vuole distruggere la tua società è inerme davanti a te mentre le punti una pistola e tu non le spari!? Inutile dire che ho riso quando per tutta la durata del secondo film Tris non ha fatto che dire "Dobbiamo uccidere Jeanine!". Ma buongiorno eh, ce l'avevi davanti al naso). Insurgent mi ha fatto un effetto diverso, non certo positivo, perché non puoi aspettarti che un'accanita lettrice come me dia una valutazione positiva ad un film che diverge (AHAHAHAHAH CHE BATTUTONA!) completamente dalla trama originale... ma nemmeno così negativo, l'idea di inserire la scatola contenente il messaggio è abbastanza campata in aria, lo ammetto, ma per qualcuno che non ha mai letto i libri potrebbe reggere. I personaggi che nel libro non hanno avuto significato qui compaiono ancora meno, solo qualche scena. Addirittura il complotto tra i capi fazione è completamente tagliato fuori e Marcus si vede solo una volta. Non capisco di quale tipo di droga fossero fatti i produttori ma doveva essere abbastanza pesante.
Le still di tutto il cast
Come sapete, anzi no... voi ancora non lo sapete, allora è bene che sappiate che sono una persona estremamente obiettiva nel valutare le cose, soprattutto oggetti artistici. I film e le serie tv in particolare per me sono inguardabili se non sono tecnicamente corrette, non riesco a passarci sopra e farmi semplicemente coinvolgere dalla storia. Questo film nel complesso non ha nulla di tecnicamente sbagliato, la fotografia mi è piaciuta molto, i colori sono vividi e perfetti per questo tipo di film (un tipo di fotografia che a mio avviso richiama molto Catching Fire anche se qui si ha meno amore verso i primi piani). La regia nelle scene d'azione era spettacolare, non sono mai noiose o confuse. La sceneggiatura mi è piaciuta abbastanza in quanto è ridotta al minimo, il 65% del film sono sogni o simulazioni di conseguenza i dialoghi sono davvero ridotti e questo mi ha permesso di godermi l'atmosfera generale piuttosto che vari complotti che, come ho già detto, in questo film hanno completamente tolto.
L'unica cosa a non essermi piaciuta per nulla è la recitazione, che guarda caso ha estrema importanza in un film. Già all'uscita di Divergent avevo espresso i miei dubbi su Shailene che, per quanto ottima attrice (adorata alla follia in The Fault in our Stars), non rappresenta per niente Tris. Né fisicamente né moralmente, mi viene il dubbio che non abbia capito il personaggio, alla fine l'ha interpretato come voleva lei, tagliandosi i capelli almeno dieci centimetri più corti di quanto avrebbe dovuto. Ma è anche giusto dare a Cesare ciò che è di Cesare, la bravura di Shailene è incontestabile nella scena alla base dei Candidi (Siero della verità, per chi sa di cosa sto parlando, per gli altri... niente spoiler).
A non essermi piaciuto per nulla è stato Theo, la cui performance ha fatto davvero ridere, rezione meccanizzate che avvenivano almeno cinque secondi dopo il dovuto, espressioni sempre uguali... sul serio, già il personaggio in sé in questo libro perde tutto i suo spessore, se poi me lo reciti anche così...
Ok, credo di aver finito di blaterare. In conclusione credo sia un film che consiglio di guardare in streaming, non merita i soldi del cinema o del DVD, a mio parere, e magari guardatelo solo se non avete letto il libro. Così sarete in grado di godervi una trama un po' campata in aria senza starci troppo male.
Voi l'avete visto? Che ne pensate? Avete intenzione di andarlo a vedere?

martedì 10 marzo 2015

Recensione - I giorni oscuri

Pensate ad una parte del corpo, una qualsiasi. Ecco, sicuramente mi fa male.

Ma dopo questa felice introduzione e più di una settimana di assenza eccomi qui a parlare di un libro che, cavoletti di Bruxelles!, mi aspettavo mi avrebbe lasciato molto di più.

Titolo: I giorni oscuri
Autore: Manel Loureiro
Prezzo: 10,00
Editore: Tea
Trama: Sono rimasti in quattro: Viktor Pritchenko, l’indomito pilota d’elicotteri ucraino; suor Cecilia, la tenace e abile infermiera; Lucía, la bellissima e impulsiva adolescente; e lui, il giovane avvocato che ha raccontato l’Apocalisse Z su Internet. Almeno fino a quando c’è stata Internet. Adesso, mentre sorvolano la Spagna e l’Africa settentrionale, hanno la prova che la civiltà, come la conoscevano, è davvero finita. Ovunque. L’unica speranza sono le Canarie che, in base alle poche notizie disponibili, sono state risparmiate dall’epidemia che ha trasformato gli uomini in zombie.






Anche in un mondo dominato dagli zombie, i veri nemici dell'umanità sono i vivi...

Ecco a voi “I giorni oscuri”, secondo capitolo della serie Apocalisse Z di cui vi ho già recensito il primo volume con tanto entusiasmo (QUI) e che aspettavo ardentemente di avere un po’ di tempo per riuscire a leggere. Perché questo libro mi ha delusa? Semplicissimo: è dannatamente lento. Si tratta di un difetto che avevo riscontrato ance nel primo volume ma che speravo essere dato dal titolo di romanzo d’esordio di Loureiro e non da una vera e propria carenza dello scrittore…
Le prime duecento pagine rappresentano la novità, lo slegarsi di faccende piuttosto intricate e delle scene di suspance in cui ci aveva lasciato il primo volume, ed in fatti sono estremamente scorrevoli e piacevoli da leggere. Dopo quelle però ci si arena nella valle della noia, le scene raccontate cominciano ad essere per lo più superflue, vengono introdotti e descritti personaggi inutili ai fini della trama e che, per di più vedremo morire poche scene dopo.
Tutta l’azione l’adrenalina del primo libro si perdono per sostituirsi con la placida monotonia del “uh, ci sono zombie, *spara spara*, fiuuu, per un pelo!”. Se prima ci trovavamo in continuazione in situazioni di incertezza e la morte poteva sopraggiungere da un momento all’altro, qui non c’è quasi nulla che a me personalmente sia risultato inaspettato. Avevo il presentimento di dove si sarebbe andati a parare ancora prima di sorbirmi un intero capitolo.
Un’altra scelta che non ho apprezzato è stata quella di aggiungere diversi POV mantenendo in prima persona solo quello principale, questo continuo scambio di registri narrativi da quasi l’idea che Loureiro non sapesse come scrivere e abbia provato un po’ di tutto. Per di più è palesemente null’altro che un escamotage per allungare il tutto, interi capitoli descrittivi non avevano alcun senso dell’utilità e, per farvi un esempio, vi è addirittura un capitolo dal POV di uno zombie (vi ricordo che non siamo in Warm Bodies, qui gli zombie sono creature senza alcuna capacità cognitiva) che è risultato talmente inutile da farmi credere che fosse uno scherzo.
A causa di questo eccessivo e palese tentativo di arrivare a quattrocento pagine (che è stato ciò che mi ha fatto passare un mese intero della mia vita sul romanzo) la voglia di prenderlo in mano ogni volta diminuiva.
Ma come sempre bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, lo stile di scrittura è semplice e fluido, perciò anche se lunga e noiosa la lettura non risulta di difficile comprensione o pesante, in più ormai mi sembra di aver captato lo stile di Lourerio, verso la metà del libro finisce sempre per arenarsi (cosa successa anche nel primo volume) per poi riprendere a dare interesse alla vicenda verso la fine. Infatti le ultime settanta pagine sono quelle che ho divorato con la velocità con la quale avrei mangiato una caramella, hanno rinnovato il mio interesse nel leggere il volume seguente e si è rivelata per l’ennesima volta fondata la mia convinzione che l’idea di base, per quanto ripetitiva, sia ottima.
Altro complimento che mi sento di fare a Lourerio riguarda il suo studio della psicologia umana, trovo che sia stata geniale l’idea di inserire un principio di guerra civile tra i sopravvissuti all’apocalisse in quanto è esattamente così che l’essere umano agirebbe. Siamo talmente legati al nostro sistema politico e alle nostre abitudini che se vedessimo tutto crollare esse sarebbero la cosa a cui ci aggrapperemmo più saldamente, questo ovviamente porterebbe divisioni sociali anche all’interno di un gruppo ristretto e finirebbe per generare sospetti, insicurezze, fino a fomentare rivolte e vere e proprie guerre in nome di una politica che ormai nemmeno esiste più.
Ritengo quindi che le considerazioni dello scrittore siano più che giuste e che le situazioni che si vengono a creare nella città dei sopravvissuti siano studiate e realistiche.




In conclusione non me la sento di consigliare questo romanzo, la lentezza lo rende davvero troppo da digerire nonostante io ritenga che sarebbe davvero un peccato perdersi questa serie… in definitiva consiglio di leggere il primo volume e di decidere solo di conseguenza, questo secondo romanzo avrebbe tranquillamente potuto essere saltato senza che nessuno sentisse la sua mancanza.

domenica 1 marzo 2015

Monthly Recap #4 - Febbraio, "Tutto è bene quel che finisce bene"

Lo so lo so... vi state chiedendo se mi diverto particolarmente nell'inventare questi titoli caldi per i post di questa rubrica. La risposta è: Sì! E' la mia parte preferita di tutto il lavoro! Ma comunque, vi starete anche chiedendo perché il titolo di questo mese suoni così "sollevato"... ebbene, ecco a voi le letture di febbraio:


  • Apocalisse Z: I giorni oscuri - Manel Loureiro,Che dire di questo libro... mi aspettavo molto di più. Ma davvero molto, ve ne parlerò più approfonditamente in una recensione a marzo, ma è stata una delusione quasi completa e mi ha preso l'intero mese per essere letto. Motivo per cui ora qui vedete solo due volumi.
  • 13 - Jay Asher, Dopo aver sentito tessere le lodi di questo volume in lungo e in largo ho avuto la possibilità di procurarmi il PDF gratis sul telefono, quindi mi sono detta: perché no? L'ho letto in un momento di stallo di Apocalisse Z ed è stato ottimo per staccare. Leggero, scrittura estremamente semplice... anche qui forse mi aspettavo qualcosina in più visti i tanti complimenti, ma a grandi linee questo non mi ha delusa.

Quindi ecco le mie pochissime letture di febbraio, sono appena tornata da una settimana di sci in montagna e domani mattina parto subito per Bruxelles. Sarà un mese impegnativo e non so quanto tempo avrò per leggere, spero comunque di riuscire a finire il secondo volume delle Cronache del ghiaccio e del fuoco.