giovedì 19 febbraio 2015

Recensione - L'arte ingannevole del gufo

Non avevo idea di che libro parlarvi oggi, un capolavoro? Un disastro su tutta la linea? Finché la mia attenzione non si è posata su questo piccolo volumetto letto ormai due mesi fa di cui non ho mai avuto modo di parlarvi. Certo, avrei potuto scegliere quello che è praticamente diventato uno dei miei libri preferiti, ma appunto perché mi è piaciuto così tanto non credo sarei in grado di trasmettervene tutta l’importanza… perciò, per ora, ripiego su una recensione più semplice.

Titolo: L'arte ingannevole del gufo
Autore: Ella West
Prezzo: 12,00
Editore: Giunti
Trama: Tutte le sere, dopo il tramonto, Viola si addentra nel bosco dietro casa. La grave malattia di cui soffre le impedisce di esporsi anche al minimo raggio di sole. Così, quando i suoi compagni sono impegnati con la scuola, lei dorme o sta in casa a suonare, e quando loro vanno a dormire, lei passeggia libera tra gli alberi del suo bosco, in compagnia del buio e di tutti gli animali che lo popolano.Una sera, però, sul sentiero sterrato da cui non passa anima viva, scorge un’auto: un ragazzo tira fuori un corpo pesante dal bagagliaio e lo trascina sul sedile di guida, prima di dare fuoco alla macchina. Poi seppellisce qualcosa nel terreno vicino. Sei alberi dal ciglio della strada: per Viola è facilissimo ritrovare il punto in cui quel tizio ha scavato la buca… e dare inizio alla sua personale, pericolosa indagine.Che cosa ci fanno tanti soldi sepolti nel bosco? E quel ragazzo è forse un assassino? Tornerà a cercarla?




Serve soltanto il coraggio
quando non si ha niente da perdere



Questo libro non è mai stato nella mia wishlist, l’ho acquistato grazie ad un buono sconto in una libreria perché aveva attirato la mia attenzione… si tratta di un genere che non conta troppe opere, tanto da non avere quasi un nome, quella specie di YA introspettivo con un tocco di thriller ma in cui la vicenda ruota comunque intorno alla psicologia e al cambiamento, non intorno al vero e proprio “delitto”. Ci sono molti libri di questo tipo, che cercano di scavare nella mente degli adolescenti sotto la pressione di un’atmosfera cupa, mi piace chiamarli “YA oscuri”. Si, perché nella mia testa tutti i generi hanno dei sottogeneri (che spesso hanno a loro volta dei sottogeneri…), esistono gli YA normalissimi (per intenderci, quelli alla John Green) e poi ci sono questi, che non hanno nome. E non lo dico perché nella mia ignoranza non so come si chiamino… ho cercato il genere e tutti lo definiscono “Tra thriller e YA” senza dargli alcun nome. Poverini.
Come dicevo, comunque, la sinossi del libro mi ha attirata irrimediabilmente, cosa che non avrebbe invece fatto quella copertina… un pugno in un occhio, se devo dire la mia.
La storia parla di una giovane ragazzina affetta da una malattia genetica che non le permette di uscire alla luce del giorno, inutile quindi dire che tutto il libro è ambientato in piena notte.

Il mio gufo è appollaiato sul ramo di un albero, in alto. Non è veramente il mio gufo, ma lo vedo quasi tutte le sere e quindi è come se fosse mio, il mio guardiano notturno. Mi guarda mentre corro tra le file di alberi con una vanga e un sacco, con dentro un milione di dollari in banconote da cento.
Il gufo sa tutto.

 Questo particolare dona davvero qualcosa in più al romanzo, non tanto perché sia parte integrante della trama, in quanto per lo sviluppo degli eventi la malattia della ragazza centra poco o nulla, ma più che altro perché le descrizioni del bosco scuro, degli occhiali per la visione notturna e del bubolare dei gufi… non mi aspettavo che mi catturassero così tanto! C’è poca dell’introspettività che l’autrice avrebbe voluto mettere in questo libro, e purtroppo è una mancanza che si nota, l’impegno che l’autrice ha messo nei pensieri della ragazza, nello spiegarci la formula genetica del quadrato di Punnett, nel parlarci dei suoi scambi epistolari… sono tutte cose ottime per aiutarmi a figurarmi al meglio un personaggio ma in questo caso non vanno a parare da nessuna parte. Non mi serve sapere delle sue mail. Anzi non mi serve sapere nulla! Il modo in cui si risolve il tutto è… troppo semplice, troppo “liscio come l’olio”. Alla fine la protagonista è un tratto d’ inchiostro su un foglio bianco, in quanto la situazione si risolve in modo così veloce e lineare che l’intera costruzione del personaggio principale risulta inutile.
Nonostante questo bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, la protagonista è un ottimo personaggio e, nonostante la trama sia forse stata gestita non nel migliore dei modi, arrivare ad avere questo livello d’introspettività con lei anche se poi non porta a nulla non è fastidioso. Ella West scrive in maniera estremamente scorrevole, il volume si divora in un pomeriggio, vi consiglio di ascoltare qualche meravigliosa opera di musica classica mentre lo leggete, in quanto ci sono riferimenti a opere per violino dall’inizio alla fine!
Ecco la cover originale.
A costo di essere ripetitiva
anche questa era cento volte
più azzeccata.
Come avrete capito sia dalla musica citata che dall’ambientazione, molte cose in questo romanzo, nonostante aggiungano profondità, poi finiscono per non avere né capo né coda, il romanzo intero funziona perché ha l’atmosfera come colonna portante, in questo la West è una maestra e non potrei mai permettermi di dire il contrario. Le sue parole e le sue frasi strategiche vi impediranno
di staccarvi dal libro anche se stanno solo chiacchierando di un concerto d’orchestra.
Il legame che la bambina ha con gli animali e che ci si aspetta così profondo e viscerale dalla sinossi, dalla frase d’effetto sul retro e soprattutto dal titolo, mi duole dire che è quasi inesistente, sarebbe stato molto meglio aggiungere alla sinossi la musica, viso che si parla di violini una riga si e l’altra pure. Il gufo in questione invece comparirà tre o quattro volte massimo, per questo trovo che il titolo originale “Night Vision” fosse molto più azzeccato… anche perché in questo modo anch’esso avrebbe contribuito ad alzare il livello di atmosfera!
So che potrebbe sembrare che io abbia quasi demolito questo libro, ma non era affatto questo che volevo trasmettere, il libro mi è piaciuto nonostante tutti i suoi difettucci e vorrei tanto leggere qualcos’altro di Ella West, per vedere se davvero tutto ciò che sa creare sono atmosfere o se a volte porta anche a termine una trama in un modo un po’ più complesso.



In conclusione si tratta una lettura leggere, tranquilla e molto scorrevole, ottima per passare un pomeriggio in tranquillità con uno pseudo ladro-assassino da rincorrere! Ma ricordate, fatelo aiutandovi con delle note di musica classica!

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