lunedì 16 febbraio 2015

Recensione - La meccanica del cuore

Come ormai avrete capito, capita sempre più raramente che mi approcci ad un romanzo pensando alla recensione che ne dovrò a scrivere, anzi, a causa del pochissimo tempo che mi è disponibile per respirare è quasi un miracolo che io sia qui ora a scrivere una recensione. L’ironia di tutto ciò è che proprio ora, mentre digito, ancora non so di quale romanzo andrò a parlare. Purtroppo è tutto così dannatamente accatastato che il mio blog si vede costretto a funzionare così, leggo un dato numero di libri e, quando mi rendo conto che è davvero troppo che non pubblico un post, ne scelgo uno di cui parlarvi in base al mio umore. Ora potreste darmi della blogger incompetente e/o disordinata, e indovinate un po’? Avreste assolutamente ragione!
Non sapevo davvero se parlarvi di un libro bello o brutto… perché si, ultimamente sono anche stata soggetto di adorabili letture talmente scritte coi piedi che il libro stesso puzzava di pop corn. Ma riversare il mio odio su questo bianco desktop per uno scrittore dalla sessualità confusa ed un nome francofono ed impronunciabile avrebbe significato rovinare una giornata che è stata davvero ottima, una volta tanto. Quindi perché non distendere i nervi con tranquillità e parlare di un piccolo capolavoro?
Mi riferisco a quella meraviglia di “La meccanica del cuore”, uno di quei libricini stile Gaiman/Burton (che, nel caso non foste abituali lettori del blog, è uno dei miei generi preferiti) che si rivolge ai bambini per poi acquistare sotto gli occhi di qualcuno più maturo una luce completamente diversa.

Titolo: La meccanica del cuore
Autore: Mathias Malzieu
Prezzo: 8,00
Editore: Feltrinelli
Trama: Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto.


"Uno, non toccare mai le lancette. Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai..."


Le ambientazioni cupe e le metafore spesso macabre non sono certo shoccanti o qualcosa del genere, anzi, spesso sono spunto di riflessione trampolino per un lancio filosofico dell’autore.
Ho particolarmente amato lo stile, anche se si tratta inequivocabilmente di un libro a cui “devi fare l’abitudine”, spesso ha uno stile piuttosto esplicito e crudo per un libro che viene esposto come per bambini. Ma effettivamente un bambino non coglierebbe le mille sfaccettature e le mille metafore, di conseguenza ai suoi occhi probabilmente non risulterebbe altrettanto crudo.
I personaggi sono qualcosa di spettacolare, ognuno di loro, per quanto in modo astratto, è largamente descritto e capace di sfruttare al meglio il suo ruolo nella storia.
Non so se riesco a rendere al meglio l’idea con quelle che sono le parole di una pazza ma spero di avervi lasciato capire quanto tutto in questo romanzo sia intangibile, nonostante sia descritta ogni cosa ha un tale spessore metaforico da risultare nella nostra mente avvolta in uno spesso strato di nebbia, quasi come se sparisse per tramutarsi in qualcos’altro non appena la si tocca.

"Non ti preoccupare, ragazzo, imparerai presto a spaventare per esistere."

E’ un’atmosfera piuttosto complessa da rendere ma senza la quale il romanzo non avrebbe alcuno spessore, è grazie ad essa se tutto il parallelismo tra l’orologio-cuore ed il tempo come realtà astratta riesce a mantenersi in piedi e quindi a mantenere in piedi anche il resto della trama.
Si tratta di un volume che nelle sue poche pagine racchiude l’immensità di quelli che sono i discorsi sull’amore, sulla mancanza, sull’idea filosofica del tempo vista con gli occhi di un bambino che cresce, e soprattutto sulla sofferenza, perché se c’è una cosa che il nostro protagonista fa è soffrire. Ovvio che non posso assolutamente svelarvi perché o per chi… ma la sua sofferenza per quanto esasperata ed allargata risulta solo come una pretesto letterario per raccontare il cambiamento… il viaggio che una persona intraprende per puro desiderio di scoperta, per cambiare la sua vita.

Se vi svelassi ogni singolo tema trattato dall’autore rischierei di svelarvi l’intera trama, perciò mi fermo qui e vi dico solo: non snobbatelo perché considerato per bambini. C’è molto più di questo.
Se devo trovare un difetto a questo libro penso che ripiegherei sul finale, nel suo piccolo mi è sembrata una vera atrocità chiudere in modo così insensato un’opera che fingeva di non avere senso ma che ne strabordava. Insomma concludere una vicenda così eterea e, se vogliamo, filosofica, in maniera tanto insensata mi è sembrato di pessimo gusto.
Non ché mi è stato di sostegno nel potervi dire senza problemi che odio con tutta me stessa il personaggio femminile, Miss Acacia, perennemente mestruata e senza alcuna capacità di raziocinio o rispetto verso se stessa. Sembra quasi che si conceda semplicemente al primo che passa, in lei non c’è alcuna profondità riflessiva e soprattutto non c’è alcuna fede, non crede nell’immaginazione e non si fida dell’intuito, completo opposto sia del nostro protagonista che della sottoscritta, ecco cosa probabilmente mi porta ad odiarla tanto.
Ma credo che, nella sua odiosità, lei abbia un senso, lei rappresenta l’amore sotto tutti i punti di vista, l’amore platonico irraggiungibile e idealizzato che può nascere solo nel cuore di un bambino di dieci anni, l’amore carnale, che non è altro che una presa di coscienza del desiderio e dell’attrazione che crescono con l’età… e l’amore reale, una botta in faccia, senza speranza e senza pace, tormentato ed infinito, incapace di accettare la diversità come ostacolo ed ostinato nell’aggirarla, ovviamente senza successo.



In conclusione posso liberamente dire che si tratta di uno dei miei libri preferiti quando ci si confà a questo genere, o almeno uno dei più profondi e con la più vasta quantità di temi trattati. Consiglio a tutti la sua lettura, merita di essere apprezzato da più gente possibile.

4 commenti:

  1. Mi ispira da quando è uscito, ma non l'ho ancora acquistato! Lo farò!

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  2. Non vedo l'ora di sapere cosa ne pensi!

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  3. Lo voglio leggere da tantissimo tempo! *_* Tu mi hai confermato che è un piccolo gioiellino!

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    1. Esattamente, è proprio un piccolo gioiello, sono felice che facesse già parte della tua wishlist!

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